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Una spensierata giornata estiva, senza macchina e senza orologio sempre sott’occhio. Una buona dose di voglia di camminare (perché saranno i piedi il vostro ‘veicolo’ principale) e di andare alla scoperta di luoghi nascosti e ricchi di storia e mistero. Magari una fotocamera a portata di mano. E via, tra le isole meno conosciute di Venezia, che solcano gli specchi d’acqua poco profondi della Laguna, insieme a canali naturali ed artificiali e ad altre terre continuamente sommerse dalla marea.

‘Meno conosciuto’ non è necessariamente sinonimo di ‘minore’, ne è prova SANT’ERASMO, la seconda isola più grande, dopo Venezia, in termini di superficie. La si raggiunge prendendo la  Linea 13 dalle Fondamenta Nuove del centro storico veneziano. La fermata appena prima di quella di SANT’ERASMO è quella delle VIGNOLE, l’isola ‘delle sette vigne’ dalla lussureggiante vegetazione, dove vale la pena soffermarsi a visitare l’antica chiesa di S. Erosia (quel che ne rimane) e le fortificazioni militari dei tempi della Serenissima, ma anche sostare per il pranzo in trattoria, all’ombra dei pioppi. Le isole di SANT’ERASMO e delle VIGNOLE sono considerate ‘gli orti di Venezia’ per la loro vigorosa produzione di frutta e ortaggi. La prima, in particolare, è nota per le tipiche ‘castraure’, piccoli carciofi con maturazione a fine aprile, dopo la quale si organizza una festa popolare attorno alla Torre Massimiliana, massiccia fortificazione militare asburgica, con assaggi e vendita di piatti a base di questa specialità.

Un canale largo circa venti metri separa le VIGNOLE dalla CERTOSA (vi si può arrivare con la Linea 41 da San Marco). Quest’isola ha visto il passaggio dei canonici Agostiniani (nel ‘400) che vi eressero tempio e monastero, l’edificazione di nuove costruzioni e della chiesa con opere del Tintoretto da parte dei Padri Certosini (da cui il nome), lo spoglio di tutto ciò nell’era napoleonica per diventare sede militare di lavorazione di esplosivi (di cui rimane il cinquecentesco Casello delle polveri) e poligono di tiro. Oggi, dopo un periodo di abbandono e degrado ed un successivo recupero mirato alla rivitalizzazione dell’isola, la CERTOSA è animata da un Polo nautico realizzato da giovani professionisti appassionati del mare e della nautica, ma anche da altre attività, come i corsi dell’Istituto Europeo di Design IED.

Ammirando il suo paesaggio solitario e surreale, fatto d’orti e vigneti, non si direbbe, eppure MAZZORBO – altra isola della laguna Nord, collegata a Burano da un ponte di legno, raggiungibile con la Linea 12 dalle Fondamenta Nuove – vantava cinque parrocchie, sei monasteri e diverse ville nobiliari. Ora rimane soltanto la chiesa di Santa Caterina del ‘300, ma recentemente vi è sorto un ristorante ed un elegante ostello, nati intorno al recupero di un’antica vigna.

Anche se non ci si arriva con i mezzi pubblici, vi segnaliamo la vicina SAN FRANCESCO DEL DESERTO, di fronte a Burano, perché il tempo della ricerca di una barca per visitare quest’isola leggendaria, circondata da cipressi e pini marittimi, non risulterà sprecato. Il mito vuole che San Francesco D’Assisi, da cui il nome, vi approdò dopo un nubifragio. Avendo conservato un bastone, ricavato da un ramo di pino, di ritorno da un viaggio in Siria e in Egitto, lo piantò qui, e da questo ramo spoglio nacque un pino tanto grande da tenere in ombra tutta l’isola. Sopravvive un convento con due chiostri, uno risalente al 1200 e l’altro al 1400.

A SAN MICHELE si arriva in pochi minuti, sempre prendendo il battello  dalle Fondamenta Nuove, ma può anche essere una comoda fermata di ritorno da Murano, Burano, o Torcello. È l’isola che funge da cimitero cittadino dal 1807, attualmente bisognoso di restauri, tanto da indurre i parenti dei defunti e i visitatori ad indossare un elmo protettivo per recarsi in alcune aree del camposanto. All’entrata vi accoglie l’Arcangelo Michele in atto di trafiggere un dragone. All’interno, i sepolcri di personaggi veneziani e non, che hanno fatto parte della storia della città lagunare degli ultimi due secoli, come Igor Stravinskij, Luigi Nono, Emilio Vedova.

Ci spostiamo dalle isole settentrionali a quelle meridionali di Venezia per una visita a SAN GIORGIO MAGGIORE (Linea 2 da San Marco), chiamata inizialmente ‘Isola dei Cipressi’ per l’abbondante presenza di alberi di questo tipo, oltre a orti, vigneti e ai mulini del doge. La Basilica di San Giorgio, con il suo campanile simile a quello di San Marco, ne è l’immagine più nota: è un’opera del Palladio, insieme al monastero, terminata dopo la sua morte. L’isola ha una forte valenza culturale ospitando oggi la Fondazione Giorgio Cini, istituita dal conte Vittorio Cini, che accoglie attività di ricerca, mostre e convegni, spettacoli e concerti, congressi e convegni di respiro internazionale.

Oltre SAN GIORGIO, l’isola di SAN SERVOLO (Linea 20 da San Marco). È sede dell’Amministrazione Provinciale di Venezia, della Venice International University e di altre attività e manifestazioni culturali, come Circuito Off – Venice International Short Film Festival. La storia dell’isola, come spesso accade, è legata a edificazioni sorte per motivi religiosi, come conventi e chiese, ma la caratteristica principale di questo luogo è l’aver ospitato dal 1725 un ricovero per disabili mentali (inizialmente solo per nobili, poi dal 1797 esteso a tutti i malati, in seguito, nel 1873, limitato ai soli uomini, perché le donne furono trasferite presso l’isola di SAN CLEMENTE). Ne rimane testimonianza grazie al Museo del Manicomio, inaugurato nel 2006, che sottolinea la dimensione emarginante della vita manicomiale. Se si pensa che tra i ‘pazzi’ venivano inclusi epilettici, donne depresse, alcolisti… se ne esce domandandosi chi, tra medici e pazienti, sia stato veramente normale!

A cura di Elena Ferrarese. Foto di Elena Ferrarese.