HOTELS, RESTAURANTS, SHOPPING, ARTS AND EVENTS IN VENICE & VENETO


Da Goldoni a Casanova, da Herman Hesse a John Ruskin, da Thomas Mann fino a Goethe e a Jean Giono, nessuno ha saputo resistere all’incanto di Venezia. La città lagunare ha impresso il segno del suo fascino unico, misto di vitalità e decadenza, su generazioni di scrittori e illustri viaggiatori.
“Venezia è una città così straordinaria che non è possibile farsene un’idea senza averla vista.
Non bastano carte, piantine, modelli, descrizioni: bisogna proprio vederla. Tutte le città del mondo sono più o meno simili fra loro: Venezia non è simile ad alcun’altra”. A ricordarlo nelle sue Memorie è uno dei figli prediletti della città lagunare, quel Carlo Goldoni (1707-1793) noto ai più per l’arte della commedia. Questa ed altre citazioni sono anche raccolte nel libro “Venezia nelle grandi pagine della letteratura”, scritto dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e da Riccardo Calimani, scrittore ed esperto di storia lagunare.
Anche lo scrittore e saggista tedesco Thomas Mann (1875 – 1955), premio Nobel per la letteratura, è rimasto affascinato da Venezia e ne ha ambientato uno dei suoi romanzi più famosi. Così scrive nel 1912 in “La Morte a Venezia”: “Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola, nella cui atmosfera corrotta l’arte un tempo si sviluppò rigogliosa, e che suggerì ai musicisti melodie che cullano in sonni voluttuosi”.
Un altro figlio di Venezia è Giacomo Casanova, l’avventuriero e scrittore nacque a in Calle della Commedia (ora Calle Malipiero), vicino alla chiesa di San Samuele. Nel 1755 le autorità veneziane, sospettando che appartenesse alla massoneria, ne ordinarono l’arresto. Incarcerato nella prigione dei Piombi, organizzò un’evasione rimasta celebre, che narrò nella Storia della mia fuga (1788). Con queste parole lascia la sua amata Venezia: “Ho preso così la decisione di lasciare la mia patria come si abbandona una casa che ci è molto gradita, ma è divenuta inabitabile a causa di un cattivo vicino che ci infastidisce e che non si può far sloggiare”.
John Ruskin (1819–1900) è stato uno scrittore, pittore, poeta britannico. È del 1840 il suo primo viaggio in Italia, che lungo le classiche tappe scopre Venezia. “Dal giorno in cui gli uomini hanno affermato il loro dominio sul mare, tre Stati, degni d’essere ricordati, sono sorti sopra le sue sabbie: Tiro, Venezia e Inghilterra. Della prima di queste grandi potenze non rimane che la memoria, della seconda le rovine; in quanto alla terza che è oggi l’erede delle due prime, se dimentica il loro esempio può essere condotta, quantunque di più orgogliosa grandezza, ad una fine meno rimpianta”.

Johann Wolfgang von Goethe scrive “Viaggio in Italia” e il 28 settembre 1786 arriva finalmente a Venezia, per lui il coronamento di un sogno. Nella Serenissima si soffermerà fino al 14 ottobre; proprio durante questo soggiorno veneziano, Goethe vede per la prima volta il mare. “Soltanto poche parole sul viaggio da Padova a qui: la navigazione sul Brenta con un pubblico battello, in compagnia di gente ben educata (poiché gl’italiani sono riguardosi fra loro), è comoda e piacevole, Le rive sono abbellite da giardini e da padiglioni, piccoli villaggi si affacciano alla sponda, costeggiata a volte dall’animata strada maestra”.
Qualche secolo prima è l’Arsenale di Venezia a finire nel XXI canto dell’Inferno di Dante, dove si trova La bolgia dei barattieri (vv. 1-21): “In tal modo giungemmo da un ponte all’altro, discorrendo di cose che il mio poema non si propone di prendere in considerazione; e ci trovavamo sul culmine del ponte, allorché ci fermammo per vedere l’altra cavità di Malebolge e gli altri lamenti inutili; e la vidi straordinariamente buia. Come nell’arsenale dei Veneziani durante l’inverno bolle la pece che aderisce e incolla e che serve a spalmare di nuovo le loro navi danneggiate”.
Anche Peggy Guggenheim ricorda la città lagunare: “Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”.
“La gondola nera, slanciata, e il modo in cui si muove, lieve, senza rumore alcuno, ha qualcosa di strano, una bellezza da sogno, ed è parte integrante della città dell’ozio, dell’amore e della musica –
scrive lo scrittore e poeta tedesco Hermann Hesse – In nessun’altra città come a Venezia, ho trovato una tale unità della vita odierna con la vita che ci parla dalle opere d’arte della sua età aurea e nella quale sole e mare sono più essenziali di tutta la storia”.
A Venezia, lo scrittore francese Jean Giono scopre che “le usanze sono di un paese del Sud, ove, al più, tutto è provvisorio, mai definitivo”. “Non c’è niente di più bello – dice ancora – che andare a proprio piacimento, in una sera d’autunno, al teatro Malibran a San Marco. La pioggia a Venezia è una delizia. Solo gli stranieri confidano nel sole”.
Infine Friedrich Nietzsche, su Ecce Homo nel 1888: “Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica” potrei pensare soltanto a Venezia”.

Dati utili

Tags: