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“Pope! Oeh! Pope! Oeh! / Gondola, gondola, oeh!
Notte de luna / notte piena de stele / vogo in laguna, vogo / e vogio cantar
Mi son el gondolier / che in gondola te ninòa,
se el remo in forcòla sigòa / coverze el scìoco dei basi”

Nessuna città al mondo può essere rappresentata con un’imbarcazione. Venezia nell’immaginario collettivo è la gondola. E la sua storia si intreccia con quella dell’imbarcazione più famosa al mondo. L’urbanista francese Le Corbousier ha affermato che “Venezia è la città più moderna del mondo, dato che i due tipi di viabilità (pedonale e marittima) non si intralciano mai, pur correndo fianco a fianco”. Non male per una città di oltre 2.000 anni di storia.

La storia di Venezia è legata alla gondola, costruita grazie all’assemblaggio di 280 differenti pezzi, creati da 8 diversi tipi di legname, tutti essenziali al progetto finale. La gondola nasce grazie alla paziente opera dei maestri d’ascia che lavoravano nei lori laboratori, detti “squeri”. Gli “squeri” avevano una costruzione tipica in legno con un piazzale inclinato verso il canale per accogliere le imbarcazioni e facilitare la messa a mare. I primi di cui abbiamo una ricostruzione storica sono due, nella zona di San Moisè. Ora sono praticamente scomparsi a Venezia, se si esclude quello di San Trovaso. La “fabbrica” di gondole più grande è stata ovviamente l’Arsenale, un vero e proprio cantiere navale che si costruiva di diversi tipi di imbarcazione. Per la costruzione di una gondola sono necessari parecchi mesi (circa 500 ore lavorative) e la sua durata arriva mediamente a 20 anni. E ogni anno a Venezia ne vengono costruite una ventina.

La prima citazione di una barca dal nome “gondola” è del 1094, in un decreto del doge Vitale Falier che dispensava gli abitanti di una località a sud di Venezia dal fornire una “gondulam”. Sul nome si è aperta una discussione infinita: dal latino “cymbula” (barchetta) oppure a “cuncula”, diminutivo di “concha” (conchiglia). Altri ricorrono al greco “kundy” (navicella) o a “kuntò-helas” (spingere-naviglio). La forma attuale prende forma alla fine del 1400.

Per alcuni secoli era destinata a facoltosi veneziani, il popolo poteva permettersela solo per attraversamenti di canale (un po’ come avviene ai giorni nostri). Per questo tipo di traghetti si usavano i “gondoloni da parada”, mentre per le feste si preferiva un modello a fondale piatto. La forma attuale è il risultato delle continue modifiche dettate dalle esigenze dei veneziani per trasportare cose o persone.

All’inizio del XVI secolo per i passeggeri c’erano solo due panche trasversali, mentre lo spazio per il gondoliere era molto esiguo. Ma alcune avevano già il “felze”, la copertura della gondola, al fine di fornire una maggiore intimità ai passeggeri e dare un aspetto più regale. Il colore è già un elegantissimo nero, grazie all’uso della pece per impermeabilizzare. Pare che vi sia stato anche un intervento del Senato veneziano per imporre maggiore sobrietà ai colori e pietre preziose incastonate fino ad allora.

Nella seconda metà del XVI secolo si modifica la struttura: più lunga e snella (fino a 11 metri). Forma e caratteristiche estetiche si cristallizzano come la vediamo oggi. Cresce la coperta di poppa, grandi “fiuboni”, come li vediamo ora, simbolo inconfondibile della gondola. Si vedono anche i primi chiodi decorativi.

Nel corso del XIX secolo si interviene sulla funzionalità della gondola, meno sulla parte estetica: si alza la parte poppiera per dare una maggiore manovrabilità. Qualche decennio dopo si alza anche la prua. Quelle che non tutti sanno è che l’asimmetria dell’imbarcazione arriva solo nell’800, con il centro di gravità che si sposta a destra e così in galleggiamento la gondola ha una maggiore immersione del suo lato destro. Il vogatore spinge infatti da sinistra e dunque in questo modo la gondola può correre in linea retta. Fino ad allora l’asimmetria era minima (solo 3 cm), quelle di oggi è maggiore fino a 24 cm. Scompare inoltre definitivamente il tipico “felze”.

Secoli di vita per la gondola, sempre agli ordini di un gondoliere, che con la tipica “voga alla veneta”. Usando un unico remo con abilità ed equilibrio il gondolier guida questo tipo di imbarcazioni da oltre 1.000 anni , sfidando oggi più di allora le onde, sempre in piedi, in equilibrio, tra canali stretti, sfiorando le mura dei palazzi e chinandosi sotto ponti. Sempre con il suo inconfondibile grido “oeh” di avvertimento.

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