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Prima dell’interramento dei molti rii dell’800, e prima ancora, quando Venezia era una città molto più popolata di oggi, la gondola, veloce e non rovesciabile, composta da 280 pezzi diversi, costituiva il mezzo per il trasporto di persone più comune. La permanenza a bordo poteva essere anche lunga tanto che, durante l’inverno, la gondola veniva dotata di una cabina detta fèlze che concedeva riparo e intimità. Le famiglie nobili possedevano una o più gondole “de casàda” con cui si facevano trasportare per affari o per svago.

Oggi le gondole vengono utilizzate soprattutto per il classico “giro in gondola” sul Canal Grande (gondole “da nolo”), mentre le gondole “da parada” , adibite all’attraversamento da una riva all’altra, sono generalmente sfruttate in modo più assiduo dai residenti.

Ma chi, da 900 anni, della gondola non può proprio fare a meno sono i gondolieri, con i numerosi epiteti a seguito che gli sono stati attribuiti negli anni: “vociosi”, burberi, “marpioni” con le turiste, romantici, “beoni”, ricconi.

Ma oggi sono ancora così?

Conosciamo e mettiamo a confronto 2 generazioni di gondolieri, accomunati da una passione di famiglia, tramandata di padre in… figlia (la prima gondoliera della storia).

IDENTIKIT DI DANTE E GIORGIA BOSCOLO, PADRE E FIGLIA GONDOLIERI

NOME
D – Dante Boscolo
G – Giorgia Boscolo

SOPRANNOME
D – Il Maestro, perché faccio il pittore e perché sono – dicono gli altri, non io – il numero uno sott’acqua: mi chiamano per fare dei recuperi di oggetti caduti in canale (anelli, collane, orologi, telefonini…) con muta, pinne e maschera. Nel mio curriculum, vanto più di 4000 recuperi.
G – Nessuno, magari mi chiamano “la gondoliera”.

ETÀ
D – 56
G – 25

FAMIGLIA
D – Ho quattro figlie: Giorgia che abita a Marghera; Debora che vive a Cavallino; altre due che vivono ancora a casa.  Mia moglie, che oggi – 26 settembre – avrebbe compiuto gli anni, purtroppo è mancata lo scorso febbraio.
G – Ho un marito, due bambini di 3 e 5 anni, papà e tre sorelle

DOVE VIVI
D – Sestiere di Castello, vicino a San Pietro, una zona tranquilla.
G – Marghera

DA QUANTO TEMPO FAI IL GONDOLIERE
D – Ho iniziato a remare sul traghetto di San Felice nel lontano ‘69.
G – Da due mesi.

PERCORSO DI STUDI/PREPARAZIONE
D – Adesso per diventare gondoliere occorre fare il concorso e la scuola. Ai miei tempi la licenza veniva assegnata dal comune di Venezia dopo anni di praticantato. Se moriva un gondoliere e non aveva figli, il primo dei “sostituti” prendeva il suo posto.
G – Dobbiamo cominciare i corsi a scuola per l’esame di gondoliere, corsi di inglese, francese, diritto, storia di Venezia ed altre materie, dare gli esami e superare l’esame pratico da “pope” (voga dalla poppa) della gondola.

PERCHÉ LA SCELTA DI FARE IL GONDOLIERE?
D – Mi sono innamorato delle gondole fin da ragazzo: portavo, la gondola, il sandalo, il s’ciopon. Ho capito che sono proprio nato per remare.
G – Una passione che ho da quando ero piccola. Dicevo sempre a mia madre che da grande volevo fare il gondoliere, così come oggi mio figlio dice che da grande vuole fare il calciatore. Ho imparato a vogare grazie a mio padre, quando avevo appena sette anni e per ora sono riuscita almeno ad arrivare fino qua.

CHE VALORE HA OGGI QUESTO MESTIERE E LA SUA DIVISA?
D – Siamo conosciuti in tutto il mondo, ma anche un pò invidiati e non capisco perché. Guadagnamo più di un operaio, questo è vero, ma lavoriamo di più in termini di ore e se c’è brutto tempo rimaniamo senza lavoro. Poi gli anni d’oro sono finiti per tutti. Però siamo liberi e quando c’è la libertà fai quello che vuoi. Qualche gondoliere, nonostante le tariffe, può approfittare della gente (vale per tutti i mestieri), ma ci sono anche quelli che lavorano sotto tariffa, pur di lavorare.
G – Fa parte della tradizione e della storia di Venezia

CHE ALTRO AVRESTI FATTO, ALTRIMENTI?
D – Il rapinatore o forse il killer per uccidere la gente cattiva! Poi ho conosciuto mia moglie e ho fatto il gondoliere. Sono anche pittore (ci sono le mie opere esposte ad esempio al Bar Santa Sofia), ma non l’avrei fatto come mestiere perché gli artisti muoiono di fame.
G – Nient’altro: mi sarei ripresentata al prossimo concorso da gondoliere fino a riuscire a diventarlo.

IL LATO PIÙ BELLO DEL TUO LAVORO?
D – Non è il guadagno. E’ bello lavorare, vivere la giornata, comprarmi il pesce fresco al mercato di fronte, le mie sigarette, la mia bella birra, ed essere libero.
G – Il contatto con la gente ed essere sempre all’aria aperta.

IL LATO PIÙ BRUTTO?
D – Niente, ora di brutto c’é solo la mancanza della mia àncora, mia moglie.
G – Il caldo e il freddo, lavorare anche sotto il sole o sotto la pioggia

SITUAZIONE/CLIENTE/GRUPPO PIÙ IMBARAZZANTE?
D – Due gay che, capisco che si volevano bene, però non la smettevano di sbaciucchiarsi e avere atteggiamenti un po’ spinti. Ma vale anche per le coppie bisessuali: certe cose bisogna farle a casa propria.
G -  Turisti che ti chiedono “che giro fai?” pagando 50 centesimi (costo dell’attraversamento da una riva all’altra).

COME VIENE GESTITO IL LAVORO?
D – I bancali, capi del traghetto, gestiscono giorno per giorno le rive che hanno e i turni dei gondolieri.
G – Ci sono dei turni da rispettare. Io per il momento devo seguire orari particolari per la scuola.

IL RAPPORTO CON GLI ALTRI GONDOLIERI?
D – Ci chiamiamo con diversi soprannomi, in base ai propri pregi o difetti: ad esempio, se uno è lungo, lo chiamiamo “paina” (dai pali in acqua) ; lui (e mi indica il gondoliere seduto al tavolo vicino) è “baea de coco” perché ha la testa pelata; poi c’era “magna pugnai” perché si metteva i coltelli tra i denti.
G – Bello, in particolare mi trovo molto bene a San Tomà perché i vecchi gondolieri mi hanno visto nascere, io sono cresciuta in mezzo a loro: avendo papà che lavorava qui, venivo già da piccola ad imparare a vogare. Mi sento in famiglia, tra gli “zii”.

SI DICE CHE, SE UN LOCALE È FREQUENTATO DA GONDOLIERI, È  BUONO: CHE LOCALI FREQUENTI?
D – Perché sanno che i gondolieri non vengono fregati! Tra gli altri, io vado “Ae do soree” a Cannaregio, con cucina veneziana, dove sulle pareti si possono trovare i miei disegni a penna che eseguo in poco tempo, con due mani: non sono finiti, ogni volta che vado ci aggiungo qualcosa.
G – Non frequento un locale in particolare. So che i giovani si trovano spesso al Muro per l’aperitivo: io, avendo due bambini, la sera torno da loro.

COSA NE PENSI DI TUA FIGLIA/TUO PADRE GONDOLIERE?
D – Non lo vedevo come un mestiere da donna, così come il carabiniere o il vigile, e non la vedevo bene in questo ambiente. Il gondoliere, poi, ha un pò la nominata di “latin lover”… Ma anche Giorgia, come me, è sempre stata innamorata della gondola, e ha scelto la sua strada. Certo che, nel campo femminile, è una grande conquista: dopo ben 900 anni, è la prima gondoliera della storia (se entra, perché deve prima finire la scuola). Ne sono orgoglioso.
G – Mi ha insegnato lui ha vogare, quindi mi ha trasmesso la sua passione. Ne sono fiera. E’ forte, basti pensare anche ai recuperi degli oggetti caduti in canale che fa senza sbagliare un colpo. Mi ricordo quando ha recuperato anche degli spilli, vedendoli nel fondale lagunare dalla sola testina colorata! E’ un po’ burbero con la gente, “leva la vita” a tutti, nel senso che ha sempre da dire qualcosa, anche scherzando, ma magari la persona che ha davanti può non gradire e prendersela.


FAI UNA RACCOMANDAZIONE A TUA FIGLIA/TUO PADRE!

D- Fai come il tuo papà: non innamorarti mai del dio denaro. E… tanta felicità.
G – Un po’ meno burbero, papà!

Testo e foto di Elena Ferrarese

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