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Uno spazio atto a valorizzare l’arte e il lavoro del Maestro e luogo dedicato allo studio della sua figura nella vicenda artistica del XX secolo.

La Fondazione Vedova, inaugurata il 2 giugno 2009, ha la sua sede alle Zattere, in uno spazio espositivo permanente all’interno di uno dei saloni dei Magazzini del Sale. Uno spazio dal notevole impatto scenico, un vero e proprio scrigno, realizzato su progetto di Renzo Piano, grande amico di Vedova, con Alessandro Traldi e Maurizio Milan ed affidato alle scelte artistiche e scientifiche di Germano Celant.

Nell’immaginare lo spazio per la Fondazione Vedova, Piano ha applicato i basilari concetti di “trasparenza, leggerezza e vibrazione delle luce” e in sostanza ha eseguito materialmente quelli che erano i sogni del Maestro. Ha lasciato intatte le antiche volte e i solidi muri del grande salone e ciononostante lo spazio “risulta immaterialmente riempito da una sottile machina leonardesca che, concepita come un sistema meccanico-robotico di sofisticata tecnologia, strappa le opere di Vedova dalla fissità dei muri in un rimbalzo infinito di chiaroscuri” scrive Alfredo Bianchini.

Un luogo dotato “di moderne tecnologie per la conservazione e la fruibilità delle opere d’arte”, quindi, promotore di studi, ricerche, esposizioni, percorsi e spazi di didattica, convegni, borse di studio. Le molteplici attività seguono fedelmente la volontà del grande pittore che spesso sottolineava come “la custodia e la conservazione delle sue opere non potesse essere disgiunta da iniziative che ne diffondessero la conoscenza, anche in rapporto con i maggiori musei e istituzioni culturali internazionali”.

La dinamicità sta tanto alla base della pittura di Vedova e così alla sede della Fondazione grazie all’ideazione del “mega Juke Box” che sposta i quadri ogni tre ore, nove alla volta. Ecco dunque le opere, che di per sé racchiudono movimenti sincopati, guizzi energici e grandissima istintualità, andare incontro al visitatore e coinvolgerlo in modo anticonvenzionale tanto da indurlo a chiedersi se siano più belle le opere stesse o la struttura in movimento… Le prime, non c’è dubbio.

Tra i cicli più noti del maestro veneziano ricordiamo i Plurimi, “realizzazioni polimateriche ampiamente articolate nello spazio ed estensibili”, esposti in una prima mostra alla Galleria Marlborough di Roma e presentati da Giulio Carlo Argan. Vedova ha, inoltre, insegnato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e tale esperienza si traduce, ora, nel coinvolgimento di giovani artisti nella Fondazione. Costantemente rivolto all’innovazione nella ricerca e alla sperimentazione, anche in ambiti che vanno “oltre” la pittura, ha creato lastre in vetro in collaborazione con Venini e poi ancora cicli di Lacerazioni e Frammenti, Dischi e Cerchi… Si è occupato delle scenografie di Intolleranza ‘60 e di Prometeo, entrambe di Luigi Nono, e in questa occasione iniziò l’amicizia con Renzo Piano al quale preannunciò l’idea della Fondazione.

Informazioni utili

Fondazione Emilio e Annabianca Vedova: Magazzini del Sale – Dorsoduro, 46, 30123 Venezia – Info: +39 041 5226626

Apertura: da mercoledì a domenica (11.30-18.30)

Ingresso gratuito

Linea 1-2 (fermata Accademia) – Linee 51-52 (Zattere)

www.fondazionevedova.org

A cura di Mariagiovanna Bonesso

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