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Un documentario di Gianni Di Capua racconta l’ultimo concerto del grande compositore tedesco, tenutosi nella città lagunare, la sua preferita

La sera del Natale del 1882, nelle sale Apollinee del Teatro La Fenice, alla guida di un’orchestra formata dagli insegnanti e dagli allievi del Liceo Musicale Benedetto Marcello, c’era Richard Wagner.
In quella notte ha proposto ai presenti una musica fino ad allora nascosta. Fu il suo ultimo concerto, ma anche un desiderio finalmente esaudito: riascoltare la partitura a cinquant’anni dalla sua prima esecuzione proprio nel giorno del compleanno di Cosima, l’amata moglie a cui l’evento era stato dedicato e tenuto nascosto.

Wagner scrisse la sinfonia a 19 anni perdendo traccia del manoscritto dopo averlo consegnato a Felix Mendelsshon. Soltanto nel 1877 alcune parti strumentali vennero rinvenute in una soffitta di Dresda all’interno di un baule; Anton Seidl, l’allora giovane assistente di Wagner, su incarico di questi, ricompose la partitura nel 1878.

L’episodio poco conosciuto è al centro di un documentario di Gianni Di Capua prodotto da Kublai Film in associazione con Tunastudio e realizzato con il sostegno della Regione Veneto – Fondo regionale per il cinema e della Camera di Commercio di Venezia – Imprese creative. Un lavoro transmediale (è infatti anche un’app-documentario per Android, iPhone e iPad e presto diventerà una pièce teatrale) che riscopre particolari inediti dell’ultimo soggiorno veneziano di Richard Wagner e del rapporto tra il grande compositore tedesco e la città che più ha amato: Venezia.

Protagonista del documentario è prima di tutto la musica: l’esecuzione della partitura della Sinfonia in Do è interpretata e illustrata al pianoforte da Igor Cognolato nella trascrizione per pianoforte di Davide Coppola, revisionata sulla base del manoscritto autografo conservato presso la Library of Congress di Washington. Si tratta della trascrizione per pianoforte (mancante del primo movimento) autografa di Wagner rinvenuta da un antiquario monacense nel fondo dello storico della musica e musicologo Karl Friedrich Wietzmann. Il manoscritto fu in seguito acquisito dalla filantropa Gertrude Clarke Whittall, che all’inizio del secolo scorso lo incluse nella propria biblioteca donata alla Libray of Congress, Music Division di Washington.

Tra note musicali e immagini, s’intrecciano in un costante gioco di rimandi il Bericht über die Wiederaufführung eines Jugendwerkes (Relazione di una Sinfonia giovanile ritrovata) di Richard Wagner e i Tagebücher, i Diari di Cosima, a cui danno voce e volto gli attori Mario Zucca e Marina Thovez sul cui racconto di quelle giornate veneziane s’innesta la testimonianza dell’epoca di Giuseppe Norlenghi, nel suo Wagner a Venezia (ed. Ongania, 1884) interpretata da Vasco Mirandola.

Il documentario restituisce lo sguardo di Richard Wagner sulla Venezia dell’800 anche attraverso rare fotografie provenienti da importanti archivi fotografici tra cui la Collezione Vanzella-Treviso, i preziosi negativi in vetro per la prima volta esposti all’obiettivo di una cinepresa dell’”Archivio Naya-Böhm” e infine le immagini del “Fondo Tomaso Filippi” dell’IRE tra cui una assai rara immagine delle Sale Apollinee del Teatro La Fenice così come le vide il compositore.

A Venezia nella seconda metà dell’Ottocento risiedevano importanti esponenti dell’aristocrazia e dell’imprenditoria europea. Nei loro palazzi fiorivano i “salotti” che divennero il punto di riferimento per i connazionali residenti in città, luoghi d’incontro e di accademie musicali tra questi Palazzo Malipiero dimora della principessa Hatzfeld, madre di Marie Von Schleinizt intima amica e confidente di Cosima Wagner. Fu in questo stesso salotto che Wagner fece la conoscenza di Raffaele Frontali, giovane talentuoso violinista che lo introdusse alla presidenza del Liceo Musicale Benedetto Marcello presso il quale insegnava. Palazzo Malipiero e Ca’ Vendramin, l’allora residenza veneziana di Wagner, oggi sede del Casinò Municipale, fanno da sfondo al documentario.

“Lontano dall’essere un’agiografia del compositore tedesco, né tanto meno il tentativo di risolverne la complessità del pensiero musicale, il documentario racconta la vicenda articolata su più registri narrativi, alcuni evidenti, altri meno, altri ancora invisibili, restituendo in filigrana una storia d’amore tra le più intense e controverse di ogni tempo: quella tra Richard e Cosima Wagner”, spiega il regista Gianni Di Capua.

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