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Venezia, città ricca di storia, racchiude in sé piccole e grandi curiosità. Andiamo alla scoperta.

Nomi conosciuti o meno, che hanno fatto la storia della città di Venezia: nizioleti, altane, arsenale, carnevale… Girando per Venezia vedrete cose che in nessun’altra città vi capiterà di ammirare. Alcune racchiudono anche storie curiose.

Quali sono i numeri di Venezia?
Venezia ha 116 isole, 416 ponti, 176 rii, 170 campanili.

Il campanile di San marco è una “copia”?
Il Campanile di San Marco misura 98,6 metri di altezza. Sulla sua sommità si erge un angelo dorato, le cui ali girevoli indicano su quale direzione soffia il vento a quella quota. Il campanile crollò su sè stesso il 14 luglio 1902, senza provocare alcuna vittima, venne ricostruito in meno di 10 anni “dov’era e com’era” ed inaugurato il 25 aprile del 1912, giorno della commemorazione di S. Marco, il patrono di Venezia. Si va su alla cella campanaria, da cui si gode un’incomparabile vista di Venezia, solo tramite ascensore.

L’Arsenale di Venezia viene citato in quale opera?
L’Arsenale di Venezia, la “fabbrica” della Serenissima, si estendeva su un’area di oltre 320.000 metri quadrati. A farvi visita nel 1321 fu da Dante Alighieri, che lo citò su una terzina del canto dell’Inferno. Nel 1500 ci lavoravano ben 18.000 persone.

Perché le piazze si chiamano campi?
Le piazze a Venezia si chiamano campi, perché anticamente erano adibiti a orti. I campi di fronte alle chiese venivano spesso usati come camposanti. Più tardi in ogni campo vennero costruite delle vere da pozzo, dalle quali si poteva attingere l’acqua piovana, debitamente filtrata da strati di argilla.

Cosa sono i nizioleti?
La toponomastica veneziana ha insegne tutte particolari. Si tratta dei nizioleti, termine veneziano che significa “piccole lenzuola”. Attaccati agli antichi palazzi indicano il nome delle calli o dei campi, il cui nome spesso racchiude la sua storia. Come ad esempio Sotoportego del Casin dei Nobili nel Sestiere di Dorsoduro, dove c’era un’antica sala da gioco aperta solo ai nobili, in cui le cortigiane si prostituivano. Oppure il Ponte delle Maravegie, sempre a Dorsoduro, dove viveva una famiglia con sette bellissime figlie. Ed infine Riva dei Sette Martiri nel Sestiere di Castello, dove nel 1944 i tedeschi per rappresaglia fucilarono sette uomini.

Cosa sono le altane?
Si tratta di terrazze in legno posizionate sopra i tetti degli edifici veneziani. Si dice che l’ispirazione si stata presa da alcune abitazioni orientali. Venezia infatti con edifici alti è molto umida e il sole al piano terreno è presente solo per poco tempo. Quindi la costruzione delle altane permetteva di stendere i panni e ricevere il calore del sole.

Perché a Venezia i camini hanno quella particolare forma?
Sono circa 7.000 i camini oggi attivi a Venezia, molti di meno rispetto al passato. Nel ‘500 risultavano essere ben 10.357. La forma a “tronco di cono” si deve al fatto che le case avevano i tetti ricoperti di paglia e sarebbe bastato poco per far scoppiare un incendio, vero incubo della città lagunare. La particolare struttura invece non permetteva di far uscire le faville e a raffreddarle. Nel corso degli anni si è provveduto anche ad abbellire i camini, decorandoli con colori caratteristici.

Quando nasce la tradizione delle maschere a Venezia?
La tradizione della maschera veneziana è antica e per trovare i primi artigiani che realizzavano maschere occorre andare alla fine del 1200. Le prime venivano realizzate con carta pesta, colla di farina, garze e colori. Nel corso dei secoli la tradizione prese piede e aumentarono le botteghe di maschere. Visto l’enorme successo nel 1600 il governo della Repubblica proibì di indossare maschere al di fuori del carnevale, nei luoghi di culto e oltre certi orari. Vietato l’uso anche per le prostitute e i clienti dei casini.
L’unica eccezione, tutelata dalla legge, era per la maschera Bauta. Veniva infatti concesso l’uso, specie tra le classi più abbienti, a quanti intendevano celare la propria identità durante le diverse funzioni. Di colore bianco, unisex, era utilizzata assieme al tipico mantello e tricorno nero.

Come si girava di notte a Venezia?
Gli spostamenti notturni sono sempre stati difficoltosi a Venezia nel Medioevo, l’illuminazione era infatti molto ridotta. Ogni tanto si trovavano lumini ad olio e così il governo della città autorizzò una nuova professione, i “codega”. Queste persone avevano con sé lampade alimentate a grasso animale. Il nome si riferisce infatti alla codega (cotica di maiale), che bruciava. A pagamento accompagnavano le persone a destinazione. Nel 1732 Venezia fu illuminata con 835 “ferai” (lampioni pubblici), mentre l’illuminazione elettrica arrivò a Venezia nel 1887.

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