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La Repubblica di Venezia in mille anni di storia ha lasciato molteplici eredità in tutto il Veneto. Nella terraferma la più eclatante è sicuramente rappresentata dalla cosiddetta civiltà di villa veneta, intesa come governo del territorio, microstoria di famiglie e comunità. Un patrimonio d’arte creato da innumerevoli architetti, pittori, scultori. Sono oltre 5.000 le ville che rappresentano oggi una meta turistica di primario interesse. Ne abbiamo scelte tre.

VILLA PISANI

Una delle ville più famose e forse più bella del Veneto, a Stra (Venezia), famosa non solo per il suo labirinto ma anche per la permanenza di Napoleone tra le sue mura. Il complesso di Villa Pisani, costituito da un lungo blocco centrale a tre piani con ali a C su due livelli, comprende un’area di circa 10 ettari circondata da una cinta muraria con numerosi varchi monumentali e si affaccia sul Brenta.
La facciata principale è ritmata da otto semicolonne corinzie giganti ed è coronata da un timpano dentellato con lo stemma Pisani al centro e statue in sommità, opera del Bonazza. All’interno, un atrio colonnato offre un suggestivo scorcio verso il giardino: la peschiera novecentesca si allunga fino alle scuderie e alle cedraie affrescate internamente e protese a semicerchio verso il giardino. Nel parco: un belvedere esagonale, la Casa e il Magazzino del giardiniere, la Coffee House su una collinetta artificiale con ghiacciaia decorata a grottesche e trompe-l’oeil, il labirinto di sempreverdi con torretta centrale, il gazebo e la seconda ghiacciaia con sculture.
La reggia fu commissionata nel 1720 per celebrare l’elezione a doge di Alvise Pisani. Il progettista, Girolamo Frigimelica, alla sua morte (1732) aveva ultimato solo il parco e iniziato il blocco residenziale, finito poi da Francesco Maria Preti (1736). Notevole il salone delle feste, in doppia altezza con ampio ballatoio impreziosito da decorazioni di Giambattista Tiepolo e del quadraturista Girolamo Mengozzi Colonna. Numerosi gli altri artisti impegnati negli interni: Jacopo Guarana, Fabio Canal, Jacopo Amigoni, Giancarlo Bevilacqua, Andrea Celesti, Bartolomeo Nazzari, Sebastiano Ricci, Francesco Simonini, Pietro Visconti, Andrea Urbani, Giuseppe Zais e molti altri. Sfarzose le collezioni di arredi settecenteschi; pregevoli gli stucchi, le tappezzerie e i pavimenti in terrazzo veneziano.
Vi soggiornarono il granduca Paolo di Russia, l’arciduchessa Maria Elisabetta, Gustavo III di Svezia. Napoleone la abitò dal 1807, poi il viceré d’Italia Eugenio Beauharnais. Nel 1814 andò alla corona austriaca e a casa Savoia. Dal 1886 di proprietà dello Stato, vide lo storico incontro tra Hitler e Mussolini (1934). D’Annunzio si ispirò al labirinto per una scena del romanzo “Il Fuoco”.

VILLA TODERINI

La villa è collocata nel centro di Codognè (Treviso) immersa nella campagna trevigiana. A lato della proprietà, è visibile la chiesetta padronale barocca ricostruita nel 1780, all’interno della quale è custodita una “Resurrezione di Lazzaro” del Lazzarini. L’ampio giardino a prato antistante la villa è contornato da una pregevole peschiera, un grande bacino d’acqua delimitato da balaustre arricchite di vasi decorativi in pietra, mentre sul retro si sviluppa il suggestivo parco. L’edificazione della dimora risale agli inizi del Settecento ed è attribuita dall’architetto padovano Girolamo Frigimelica, incaricato del progetto da una famiglia veneziana di mercanti, i Toderini De Gajardis, che avevano da poco acquisito lo status nobiliare.
Il complesso presenta un impianto lineare e classico: un unico blocco con il nucleo padronale sviluppato su tre livelli e le ali laterali su due. Il fronte principale, di grande impatto scenografico, è simmetrico e segue lo schema compositivo palladiano con le tipiche finestre rettangolari in serie. Questa parte sottolinea la sua funzione di rappresentanza grazie alla grande trifora del piano nobile che apre verso il poggiolo, sorretto da colonne su alto basamento, e la sovrastante finestra centinata con balaustra. Infine, il rialzo timpanato del coronamento, con lo stemma nobiliare della famiglia, accresce ulteriormente l’importanza di questo settore.
Nel secolo scorso la villa, divenuta sede del comando austriaco durante la prima guerra mondiale e di quello tedesco durante la seconda, fu parzialmente bombardata e in seguito fortunatamente ricostruita. Inoltre, è celebre per avere ospitato, nel primo Ottocento, il poeta Ugo Foscolo il quale dedicò due odi a Maria Toderini.

VILLA GRIMANI, VENDRAMIN CALERGI E VALMARANA

La villa Grimani Valmarana sorge nel centro di Noventa Padovana (Padova), sul luogo occupato da una fortezza di origine medievale. L’antico castello venne distrutto da Ezzelino da Romano nel XIII secolo e solo durante il Quattrocento le sue rovine furono utilizzate dai Trevisan e dai Loredan per innalzare una nuova costruzione. Il periodo più rilevante per la storia della villa coincide con la proprietà della famiglia Vendramin-Calergi, che ottenne l’edificio e i suoi giardini nel 1740, mantenendo il possedimento fino alla fine dell’Ottocento; a quest’epoca va ricondotta la definizione dei principali caratteri architettonici della villa, con particolare riferimento al piano nobile. La costruzione presenta infatti uno sviluppo su più livelli ed il prospetto sul giardino risulta dominato dall’articolazione del settore centrale attraverso l’utilizzo di una triplice apertura; il piano nobile è contrassegnato da una serliana e la forma ad arco dell’apertura centrale si trova replicata nell’abbaino che conclude la facciata. Gli spazi interni, al primo piano, furono interamente affrescati dal pittore e decoratore Andrea Urbani intorno al 1772; il ciclo di affreschi che copre la superficie parietale del salone e degli ambienti circostanti rappresenta una delle più importanti realizzazioni pittoriche nel contesto delle ville venete settecentesche, oltre che uno dei maggiori lavori di Urbani.
Il complesso fu ingrandito nel 1926 dalla Pia Fondazione Elena Vendramin Calergi, dopo la morte dell’ultima erede della famiglia veneziana. La villa è stata oggetto di recenti restauri che hanno condotto al recupero parziale degli affreschi e delle strutture murarie più antiche in corrispondenza delle fondazioni.

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